Petizione n. 0845/2017, presentata da R. C., cittadino italiano, per conto dell'Associazione italiana cultura e sport Comitato provinciale Viterbo, corredata di 70 firme, sulla revisione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle energie rinnovabili  
Dati della petizione  

0845/2017

Titolo della sintesi: Petizione n. 0845/2017, presentata da R. C., cittadino italiano, per conto dell'Associazione italiana cultura e sport Comitato provinciale Viterbo, corredata di 70 firme, sulla revisione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle energie rinnovabili

Numero di petizione: 0845/2017

Temi : Ambiente,  Energia

Paese: Unione europea

Dati del firmatario  

Nome: E. P.

Sintesi della petizione  

Il firmatario, presidente dell'associazione, fa un'esposizione dettagliata per dimostrare che la normativa europea vigente in materia di promozione delle energie rinnovabili non prende in considerazione il criterio della sostenibilità, che se invece fosse applicato, precluderebbe i finanziamenti all'energia geotermica. Il firmatario solleva numerosi argomenti e riferimenti per quanto riguarda la legislazione dell'UE in particolare – le direttive Uccelli (79/409/CEE), Habitat (92/43/CEE), direttiva quadro sull'ambiente marino (2008/56/CE) ecc. Fra le lacune normative più evidenti, il firmatario cita quella della direttiva 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento che non contempla fra le attività industriali soggette ad autorizzazione le centrali geotermiche. Il firmatario articola la sua domanda in sei richieste, sostenendole con una nutrita documentazione. 1) L'inserimento di un parametro rigido circa la profondità delle nuove trivellazioni geotermiche sulla terraferma (non superiore a 200 m. nel sottosuolo). Al riguardo cita una serie di casi europei paradigmatici sulla sismicità indotta dalla fratturazione idraulica di rocce nel sottosuolo. 2) La moratoria definitiva di tutte le centrali "flash" e la riconversione in tempi brevi di quelli già esistenti. A riguardo i dati citati attesterebbero un apporto continuo e deleterio di sostanze tossiche e inquinanti (cfr. studio EDRA del 2006 sull'arsenico nell'acqua dei pozzi e delle sorgenti a seguito dello sfruttamento geotermico del Monte Amiata). 3) L'obbligo di una distanza minima per le suddette trivellazioni geotermiche dai centri abitati – anche se isolati – non inferiore a 35 km. 4) L'obbligo di una dimensione di potenza massima in MWatt delle centrali, non superiore a 1. 5) L'inserimento della massima portata e pressione, nonché massimo delta di temperatura fra l'input e l'output del fluido geotermico. Limitando tutti e tre i parametri, si ridurrebbe la magnitudo dei terremoti indotti e dei conseguenti danni al patrimonio immobiliare. Anche una banca dati europea sulla sismicità indotta sarebbe auspicabile. 6) La distinzione nell'ambito delle energie rinnovabili fra quelle sostenibili, come la voltaica e l'eolica e le altre, come quella geotermica, insostenibili e come tali non suscettibili di beneficiare d'incentivi economici ai sensi della direttiva 2009/28/CE (nel 2016 l'industria geotermica italiana avrebbe beneficiato di 216 milioni di euro). Alla luce di tutto questo, il comitato dei firmatari, per conto non solo degli abitanti di zone limitrofe alle centrali, ma anche dei contribuenti che sopportano il costo degli incentivi, chiede alle istituzioni UE un approccio radicalmente diverso alla geotermia, a partire dalle trivellazioni soggette a VIA.

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